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Gestione comportamenti problema: le mappe di contingenza

In questo articolo troverai informazioni teoriche e pratiche sulla gestione dei comportamenti problema attraverso la strategia visiva delle mappe di contingenza.

L’obiettivo è aiutarti a comprendere la sua funzionalità ed efficacia per utilizzarla in maniera consapevole con persone con Disturbi dello Spettro Autistico o con altri Disturbi del Neurosviluppo.

Bisogni non soddisfatti e conseguenze: la gestione dei comportamenti problema

Una delle principali preoccupazioni per un genitore di un bambino con Disturbo dello Spettro Autistico è la gestione dei comportamenti disadattivi.

Sono definiti più semplicemente comportamenti problema e possono influenzare in maniera severa la quotidianità.

Ma cosa sono nello specifico?

Sono l‘espressione non funzionale di un disagio o un bisogno non soddisfatto, che non riesce ad essere comunicato in una modalità più funzionale.

Spesso, infatti, possono provocare danni agli oggetti e alle persone, risultando socialmente inaccettabili ed escludenti.

La persona, dunque, non è in grado di comprendere le conseguenze delle proprie azioni.

Ma esiste uno strumento visivo in grado di aiutarla.

Sono le mappe di contingenza.

Scopriamole insieme.

Gestione dei comportamenti problema: le mappe di contingenza

Le mappe di contingenza o mappe di conseguenza sono spesso usate per supportare la comprensione delle conseguenze dei propri comportamenti.

In lingua inglese sono chiamate contigency maps o consequence maps.

Risultano, dunque, particolarmente utili per le persone con Disturbo dello Spettro Autistico o altri Disturbi del Neurosviluppo.

Per quale motivo?

Insegnano loro ad adottare dei comportamenti che siano più funzionali ed efficaci rispetto a quelli disadattivi.

I comportamenti disadattivi, infatti, provocano spesso disagio ed ulteriore distacco nelle persone vicine.

Vediamo insieme che cosa sono e come possono essere utilizzate.

Mappe di contingenza: cosa sono e come funzionano

Fanno parte delle numerose strategie visive usate dai terapisti con persone con Disturbi del Neurosviluppo e bisogni comunicativi complessi.

Per queste persone, infatti, la comprensione del linguaggio e delle situazioni è veicolata principalmente dal canale visivo.

Per tale motivo, le mappe di contingenza sono uno strumento molto utile.

Come funzionano?

Sono strutturate in modo che la persona possa visualizzare le conseguenze sia dei propri comportamenti negativi che di quelli alternativi, più funzionali ed efficaci.

Tali comportamenti alternativi, ovviamente, sono proposti dal caregiver.

Spesso in questa particolare strategia si utilizza la token economy, ovvero si fornisce un “premio” come rinforzo positivo ad un comportamento.

Facciamo un esempio.

Come illustrato nella seguente immagine, quando Maestro urla la conseguenza è quella di non poter giocare.

Se, invece, Maestro adotta il comportamento “target” (il parlare ad un tono di voce adeguato), c’è il rinforzo positivo. In questo caso è la possibilità che gli viene fornita di giocare.

mappa di contingenza 1
Esempio di Mappe di contingenza

Ma esistono degli studi scientifici sulle mappe di contingenza?

Continua a leggere per saperne di più.

Mappe di contingenza: le evidenze scientifiche

Esistono numerose strategie visive che sono utilizzate per supportare l’autonomia di una persona (come il Video modeling) e per la gestione dei comportamenti problema.

L’efficacia di tali strategie è dimostrata dagli studi scientifici che supportano anche le mappe di contingenza.

Ci sono, infatti, due interessantissimi articoli peer-reviewed a sostegno di questa strategia.

Tali studi dimostrano come le mappe di contingenza possano ridurre i problemi comportamentali (Brown e Mirenda, 2006).

In un loro case report gli autori mostrano un dato interessante. Le mappe di contingenza risultano, infatti, molto più efficaci rispetto a strategie che si basano solo sugli stimoli verbali.

Gli autori, inoltre, hanno utilizzato le mappe all’interno di un più sviluppato training alla comunicazione funzionale, definito functional communication training (FCT).

Tobin e Simpson (2012) hanno pubblicato un articolo di un singolo caso di studio i cui risultati sono molto importanti.

Le mappe di contingenza, definite in questo documento come mappe delle conseguenze, si sono rivelate efficaci nel ridurre i comportamenti problema del soggetto. In particolare, si è evidenziato che era diminuita la frequenza del comportamento disfunzionale della svestizione.

Ma come si possono costruire tali mappe?

Esistono delle regole da seguire.

Vediamole insieme.

Gestione comportamenti problema: le regole da seguire per usare le mappe di contingenza

Esistono principi e regole da seguire sia nella progettazione che nell’utilizzo delle mappe di contingenza per la gestione dei comportamenti problema.

1 – Identificare il comportamento

Il primo passo è quello di individuare il comportamento problema da modificare.

In questa fase è fondamentale che il comportamento problema sia ben definito e riconoscibile dai caregiver.

Può essere utile raccogliere una baseline al tempo 0 (T0) della frequenza in cui questo comportamento si presenta.

Successivamente tale dato può essere confrontato con dati presi in un secondo momento (T1), valutando in questa maniera l’efficacia delle mappe.

Il passo successivo sarà quello di identificare la funzione del comportamento problema.

Vediamolo insieme.

2 – Identificare la funzione del comportamento

Ogni comportamento problema ha una sua funzione, o meglio, un suo scopo.

Capire quale sia l’esigenza o il bisogno che il soggetto esprime tramite un particolare comportamento è fondamentale.

Ciò è necessario, infatti, per determinare quale sia più appropriato e funzionale per raggiungere tale scopo.

Il passo successivo sarà creare la mappa di contingenza.

Vediamo insieme come.

3 – Creare la mappa

In una mappa di contingenza bisogna illustrare alcuni punti fondamentali.

Ogni volta che si presenta un fattore scatenante (o l’esigenza di richiedere qualcosa), se la persona adotta un comportamento alternativo appropriato c’è una conseguenza. Il risultato, infatti, sarà di ottenere quello che desidera o di ricevere una ricompensa, ovvero un rinforzo positivo.

Se invece perseverasse nel comportamento problema, non raggiungerebbe il suo scopo e quella conseguenza positiva proposta in precedenza non si verificherebbe.

Per convenzione, come illustrato, i comportamenti funzionali sono circondati da una cornice verde mentre quelli disfunzionali da una rossa.

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Schema Mappe di contingenza

Le mappe, inoltre, devono essere costruite individualmente e il più possibile insieme alla persona, basandosi sulle abilità visive, di simbolizzazione e comunicative di ognuno.

Negli esempi di questo articolo abbiamo utilizzato simboli Arasaac, ma si possono utilizzare anche altri pittogrammi, foto oltre che il codice alfabetico.

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Mappe di contingenza e pittogrammi

Come possono approcciarsi i terapisti a tale strumento?

Un consiglio utile è quello di creare delle mappe vuote. Questo perchè possono essere riadattate a seconda delle necessità, tramite l’applicazione dei simboli o delle foto con il velcro.

Arrivati a questo punto, il passo successivo sarà l’insegnamento delle strategie.

Scopriamo insieme come.

4 – Insegnamento

È chiaro che la sola progettazione delle mappe non risolverà i comportamenti problema.

È necessario, infatti, trovare delle strategie di insegnamento adatte alla persona. Ad esempio, si possono utilizzare le storie sociali o i giochi di ruolo.

Ma esiste un ultima regola importante da seguire.

Vediamola insieme.

5 – Monitoraggio

Il monitoraggio è un aspetto importante nell’uso delle mappe di contingenza.

Per quale motivo?

Se la frequenza di comparsa di un dato comportamento problema diminuisce con il passare del tempo, bisogna intervenire.

E come?

Diminuendo l’utilizzo della mappa di contingenza a mano a mano che la persona diventa più competente.

Fonti:

Brown, K., & Mirenda, P. (2006). Contingency mapping: Use of a novel visual support strategy as an adjunct to functional equivalence training. Journal of Positive Behavior Interventions, 8, 156-163 

Tobin, C. E., & Simpson, R. (2012). Consequence Maps: A Novel Behavior Management Tool for Educators. TEACHING Exceptional Children, 44(5), 68–75. 

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